RIDERE PER DARE ALLA LUCE NOI STESSI

RIDERE PER DARE ALLA LUCE NOI STESSI

 

Durante le sessioni di risata incondizionata, facciamo esperienza della possibilità di ridere a bocca aperta, emettendo quel suono unico che è praticamente un’impronta (non digitale ma ridente e altrettanto unica).

Mi sono tornate alla mente queste parole, che oggi desidero condividere con tutti voi:

“Tutto qui: si tratta di ESPIRARE, mentre si parla sempre e solo di respirare. Se capita di urtare contro qualcosa, in genere, si emette un grido di dolore. Un grido che dà sollievo e che altro non è se non un modo brusco di far uscire l’aria dai polmoni, di espirare.”

Scrive il Dott. Frédérick Leboyer nel suo libro “L’arte di partorire”.

 

E ridere non è forse il modo migliore per espirare?
“La respirazione, se la si priva della sua dimensione musicale, rimane un puro esercizio fisico, una sorta di ginnastica. Il suono porta la donna in un’altra dimensione” continua.

 

Per questo il Dott. Leboyer insegna alle donne l’importanza del canto:
“La A è la prima lettera dell’alfabeto e il primo suono che il bambino dà di sé (…). Attenzione però: la bocca deve essere ben aperta per pronunciare quella A. Non occorre forzare o contrarre il volto che anzi dovrà risultare completamente rilassato e esprimere stupore, meraviglia… non la voglia di mordere.”

Pensaci: tu con quale vocale ridi di solito? Molto probabilmente proprio con la A!
Non è fantastico tutto questo!
Partorire un bambino richiede apertura, espirazione e suono… tutte cose che si possono fare con la risata!
Se così è, ed è così, allora significa che ogni volta che ridi volontariamente ed incondizionatamente, stai dando alla luce te stesso.

Ti aspetto sabato 4 novembre alle ore 10:30 alla palestra AGes, via Emilia %1, Castel S. Pietro Terme (BO), per ridere insieme.
Monica Manzoni