Portatori sani di differenze che arricchiscono

intercultura
 Imparare non è un lavoro solo da bambini, ma a loro viene proprio bene. Da loro, infatti, sono nate alcune nuove riflessioni che hanno ulteriormente arricchito gli incontri del laboratorio Racconti di Viaggio che anche quest’anno Caleidos ha proposto alle classi prime delle medie Pizzigotti di Castel San Pietro Terme.

Sono stati proprio i ragazzi, interrogati in modalità brain storming sul significato della parola intercultura, ad aver risposto nella quasi totalità dei casi pace; è infatti la non-conoscenza delle altre culture il principale mezzo che veicola l’esistenza di guerre nel mondo, guerre che possono essere anche intese, nel piccolo, come sopraffazione dell’uno sull’altro, come rifiuto, come eccessiva criticità.

I ragazzi sono poi stati coinvolti in un esercizio, partendo da una domanda che potete porvi anche voi stessi che leggete in questo momento: devono essere gli altri ad essere disponibili ad adattarsi, o posso partecipare in maniera attiva anche io? La risposta più comune è che sì, deve essere l’altro a cambiare. Ma questo pensiero comune nasconde una semplicità che sfocia nel negativo, uno stereotipo troppo facile in cui cadere ma anche capire che si è in errore. Basta infatti immedesimarsi nell’altro, come nell’Amir protagonista della storia proposta ai ragazzi, per capire che l’impegno affinchè le relazioni sociali funzionino deve venire da entrambi i lati, da un lato chi arriva, dall’altro chi già c’è. A riprova di questa semplice teoria basta pensare ad un qualunque viaggio o cambiamento che si è fatto nella vita… Come lo stesso passaggio dalle elementari alle medie.

Bisogna ad esempio considerare l’altro come una risorsa e non come un problema; come uno dei ragazzi coinvolti in prima persona, che parla 5 lingue fra cui il berbero (chi conosce qualcuno che sappia parlare il berbero?!).

Per fortuna o purtroppo, l’intercultura è qualcosa che è più facile imparare da piccoli; dunque crescendo si peggiora, hanno notato i ragazzi. Colpa degli schemi che finiscono per riempirci in maniera rigida. Saperlo, comunque, può bastare per riconoscere che tutto, tutto, dipende da noi, e che proprio noi dobbiamo essere i primi portatori sani di diversità, accettare le diversità altrui ed essere tutti più ricchi.

A fine progetto, i ragazzi delle classi prime coinvolte hanno preparato i propri elaborati grafici sul tema “Incontri che cambiano il mondo”. Gli elaborati più meritevoli saranno premiati all’interno della festa della scuola del 5 giugno. Lo stesso giorno ci sarà anche il Festival delle Diversità organizzato e promosso da Caleidos allo scopo di diffondere a tutti, e non solo nelle scuole, l’importante tema dell’intercultura. Presto maggiori informazioni sul ricco programma!