Facilitatore familiare: tutti i benefici di un aiuto a casa

Chi non avrebbe bisogno di un aiuto a casa, smetta per primo di leggere questo articolo! Ma attenzione: per aiuto si intende davvero qualunque tipo di aiuto, dalla spesa del nonno che non riesce a fare da solo ai compiti del figlio adolescente alle prese con i compiti, dal cucinare bene e sano per tutta la famiglia partendo magari dalle vere materie prime alimentari alle pulizie ordinarie o di Pasqua. Dunque, chi non avrebbe bisogno di un aiuto? Il problema principale di chi ha più di una esigenza (infanti, bambini in età scolare, lavori di casa, parenti nella terza età) è che se non può contare solo sulle proprie spalle, non può certo contare nemmeno su un professionista per ogni settore. Magari la tata sapesse cucinare! Magari chi dà ripetizioni al più grande potesse anche guardare la più piccola! Magari! Magari! Quanti magari! A rendere le cose più facili ci potrebbe pensare una nuova figura, capace di andare incontro alle diverse esigenze delle famiglie che di un aiuto hanno bisogno: il facilitatore familiare. Dunque, quali benefici pratici potrebbe apportare un facilitatore familiare ad una famiglia? E in termini di costi?

Partiamo da alcune esperienze. Questo è il caso portato all’attenzione del giornalista Beppe Severgnini del Corriere della Sera di S.P., una mamma che ha preferito restare anonima e che ha scritto che lei, mamma lavoratrice, non ce l’ha fatta. “Ci ho provato, disperatamente, a conciliare le due cose. Ho chiesto orari ridotti che mi consentissero di portare le piccole al nido o alla scuola materna, mi sono avvalsa di tate, di aiuti di ogni genere, e per qualche tempo mi sono anche illusa di poter fare tutto. Ma la realtà è che è impossibile. Pur con tutti gli aiuti del mondo, ti ritrovi con il conto in banca prosciugato dagli stipendi alle tate e alle sostitute delle tate, dai folli costi dei nidi e delle attività extrascolastiche (che, pur senza esagerare, ti paiono irrinunciabili, come ad esempio un corso di nuoto, uno di inglese) e al contempo devi convivere con enormi sensi di colpa che ti tormentano. Non riesci a recuperarle da scuola tutti i giorni, non riesci a giocare con loro nel pomeriggio perché devi preparare una cena possibilmente sana e devi organizzare la giornata successiva, non sei abbastanza serena da assicurare loro un sorriso costante ed una parola indulgente, affannata come sei da tanti pensieri (…) Ti senti sempre e costantemente sotto pressione (…) Non è possibile dover lavorare come matte per guadagnarsi la minima credibilità professionale e allo stesso tempo fare i salti mortali per tenere la gestione di una famiglia”. Qui (link), invece, l’intervista di indagine condotta da Caleidos con l’aiuto di Francesca Lancellotti, che con il marito oltre ai rispettivi lavori si occupa di due figli e tre genitori anziani.

Chi è il Facilitatore Familiare che Caleidos propone: una figura che riassume in sè competenze plurime poggiate su solide basi di capacità relazionali; una figura che potrebbe essere utile a numerose famiglie, oltre ad essere certamente una figura che manca; una figura per per rendere più facile la gestione del complesso sistema-famiglia che oggi rappresenta una buona fetta delle famiglie italiane. Un po’ baby-sitter, un po’ una mano per le pulizie, un po’ badante, un po’ cuciniere, un po’ tutto-fare, sempre con qualità.

Il mondo è di chi ha i soldi. Quante volte si ha sentito, detto o pensato questa dura ma realistica affermazione! In un mondo sempre meno amichevole, dove le relazioni familiari ma ancora più quelle del buon vicinato sono difficili da coltivare per mancanza di tempo, quello di cui si ha bisogno è in vendita ma non sempre si può trovare esattamente quello che si cerca. L’asilo nido per i bambini piccoli può costare centinaia di euro al mese ed offre un servizio orario non del tutto flessibile; mediamente una baby-sitter costa fra i 4,50 e i 9 euro all’ora (più contributi) ovvero fino a 1300 euro se la si vuole a casa a tempo pieno (da anni esistono tabelle minime per le tariffe, così come per le assistenti familiari meglio note come badanti); l’assistente per la terza età altrettanto può costare svariati euro all’ora se deve solo cucinare e rassettare casa ma fino a 1500 euro per un anziano non del tutto autosufficiente; e poi ci sono le eventuali ripetizioni perché giustamente la scuola non è una passeggiata, che forse i genitori che lavorano non hanno tempo da dedicare al figlio studente prima di cena e dopo cena non è più ora per la mente del piccolo per studiare; e ancora i trasporti per le sacrosante attività extrascolastiche, sportive o culturali, e poi un po’ di tempo insieme, genitori e figli, fa bene a tutti. In questo scenario, qualcuno deve anche cucinare, lavare e sistemare i panni, pulire casa, magari mantenere il giardino o l’orticello di famiglia. E la domenica non sarebbe giusto trascorrerla insieme, in famiglia, magari anche con altri parenti, oppure visitando qualche città d’arte, parco o semplicemente respirare aria di mare? E poi, va detto, anche i genitori meritano tempo libero, tempo per leggere, guardare un film, fare yoga o footing, magari portare avanti qualche passione come bricolage o cucito creativo. È come se 7 giorni da 24 ore l’uno non bastassero, ma più giorni o più ore logorerebbero il corpo e lo spirito.

Un semplice esperimento numerico. Una settimana conta 168 ore: ogni giorno preparare i pasti e consumarli richiede almeno 3 ore (21 ore settimanali), la cura del corpo almeno 1 e mezzo (diciamo 10 ore settimanali), il lavoro occupa mediamente 8 ore al giorno (40 settimanali), il riposo ne richiede fra le 6 e le 8 (diciamo 7, dunque 49 settimanali), le piccole incombenze quotidiane (la spesa, la posta, la banca, un ufficio, qualche telefonata, …) possono richiedere anche 3-5 ore nel corso della settimana (facciamo 4), pulizie e panni altre 4. Da questo conto preciso restano circa 5 ore al giorno, domenica inclusa: 5 ore per se stessi, i figli, genitori e parenti, i rapporti relazionali ma anche gli spostamenti casa-lavoro-scuola-eccetera, le perdite di tempo impreviste, l’informazione che rende cittadini responsabili, il medico una tantum, gli incontri con gli insegnanti o chi altri, l’amore, la pace, il silenzio. 5 ore che tutte di fila sono un bel pomeriggio, ma suddivise fra le tante altre attività di una giornata tipo non si sentono.

La questione lavoro. Abbiamo detto che mediamente un lavoratore lavora 40 ore settimanali. Mediamente e liberi professionisti esclusi, che non hanno dei veri e propri standard orari. Se poi un lavoratore dipendente matura ogni anno 26 giorni di ferie retribuite e fra le 88 e le 104 ore di permesso (è il decreto legge 66 del 2003 che regola il diritto costituzionale dei lavoratori), un lavoratore autonomo deve fare, appunto, in autonomia. Senza congedi parentali ed altri diritti basilari. Pure lo stato sociale, il cosiddetto welfare, oggi in Italia non garantisce servizi sociali a costo contenuto, come nido e scuola materna, assistenza alla terza età e attività sportive o di altro tipo per la cura della salute personale. Tutto si paga e spesso le famiglie devono fare i conti con uscite maggiori delle entrate, pur senza voler strafare. Diversa la situazione di altri Stati, segno che altre soluzioni sarebbero possibili.

Imprevisti. Sono sempre dietro l’angolo, fanno parte della vita e vanno affrontati. Un anziano in famiglia o in casa ha bisogno di prenotare una o più visite mediche ma si scontra con un sistema sanitario nazionale rugginoso e di non semplice approccio: rinuncerà alle cure perché sconfortato dal sistema oppure chiederà aiuto a qualche famigliare più giovane e spigliato rischiando di gravare sul suo tempo e sui suoi impegni? In entrambi i casi il rischio è che l’imprevisto mini l’autostima della persona e la faccia scivolare in un vortice di fragilità che può anche influenzare lo stato di salute mentale, cognitivo e relazionale e dunque l’autosufficienza. La sua situazione personale potrebbe degenerare, mentre chi si fa carico del suo aiuto può perdere ore di lavoro ma anche il proprio rendimento. Per il sistema nazionale e il sistema-lavoro diventano costi difficilmente calcolabili, ma pur sempre costi.

Conclusioni. Intervenire per tempo risolve le situazioni prima che diventino problemi, con tutti i costi diretti (soldi) e indiretti (malessere) che causano. Per intervenire prima del tempo è necessaria una riorganizzazione strutturale: il facilitatore familiare di Caleidos è una tessera di questo cambiamento, positivo e già necessario.

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