Esempi viventi di intercultura: come trasmettere l’intercultura, con la pedagogista Erika Panzacchi

L’intercultura è, da un lato, qualcosa di innato nell’essere umano dovuto alla sua evoluzione come essere animale di tipo sociale. Dall’altro è una materia che la società deve insegnare: scuola, servizi sociali, politica, filosofia. Per questo abbiamo chiesto alla pedagogista responsabile del Comune di Castel San Pietro Terme, Erika Panzacchi, come si fa a fare intercultura. Perchè tutti, ma proprio tutti, possiamo occuparci di intercultura (non solo apprezzarla con la cucina etnica o le vacanze all’estero), un fatto che è al tempo stesso un diritto e un dovere civile e sociale. 

Come si insegna l’intercultura?

“L’educazione interculturale non deve essere un ambito specifico, ma un approccio trasversale che attraversa tutte le attività scolastiche. E’ il docente, in primis, che deve essere accogliente e imparare a destrutturare i suoi pregiudizi attraverso corsi di formazione specifici. La metodologia dipende dall’età dei bambini, ma i contenuti possono essere uguali per tutti e, a mio parere, devono riguardare 4 aree:

– l’educazione ai sentimenti ossia educare i bambini ad entrare in relazione con l’altro avendo come riferimento il rispetto reciproco e il fatto che l’altro bambino è come noi (ha le nostre stesse emozioni);

– l’educazione alla diversità ossia aiutare i bambini a considerare la diversità come un valore;

– l’educazione al dialogo e all’ascolto di tutti (anche di chi la pensa diversamente);

– l’educazione alla pace intesa come educazione alla gestione pacifica dei conflitti.

Fare educazione interculturale significa inoltre:

– conoscere e rispettare le tradizioni culturali e religiose degli altri popoli. A questo proposito in ludoteca quest’anno l’Associazione Caleidos ha promosso due laboratori “Little girls” e “Uno, dieci, cento dei”

– creare occasioni di incontro tra le diverse culture (es. a scuola creare laboratori per genitori, festival delle diversità);

– a scuola cercare di comprendere le modalità di cura ed educazione presenti in famiglia e attivare un eventuale servizio di mediazione culturale per accompagnare i bambini nell’inserimento e nei colloqui con la famiglia in caso di difficoltà linguistiche. Inoltre a partire dal nido non devono mancare bambole di etnie diverse, giochi, canzoni e libri provenienti da altre culture.

Come si può promuovere l’intercultura a casa o nel tempo libero di bambini e giovani?

La prima cosa che mi viene in mente, in questo momento, è di portare i bambini in Sala Borsa a Bologna a visitare la mostra dei Toddlers Books dove bambini e genitori possono trovare libri provenienti da tutto il mondo (libri in arabo, polacco, francese, inglese ecc…). A partire dai libri i genitori possono far capire a i bambini che la bellezza sta proprio nella diversità. Per i giovani è molto importante viaggiare perchè viaggiare “apre la mente” quindi consiglierei di partecipare a progetti di scambio oppure Erasmus. Inoltre consiglierei la visione di alcuni film come ad esempio Stelle sulla terraSognando Beckham, ecc… Infine può essere molto utile far fare ai giovani delle esperienze di volontariato in centri di accoglienza o in associazioni che si occupano di integrazione oppure il servizio civile. 

A casa, in famiglia, sono i genitori che devono dare per primi l’esempio ascoltando i ragazzi senza sminuire o denigrare i loro pensieri, gestendo in modo pacifico i conflitti, cercando di comprendersi empaticamente gli uni con gli altri, aiutando i bambini/ragazzi ad interpretare i fatti di cronaca, accogliendo in casa bambini di altre culture per giocare/fare i compiti. 

Quali consigli di intercultura ci può dare?

Bisogna lavorare sulla relazione, a scuola ad esempio bisogna far in modo che in classe ci sia un bel clima di gruppo, che i ragazzi imparino a rispettarsi e ascoltarsi. Nelle scuole di Castel San Pietro si sta già facendo molto attraverso laboratori di teatro, di musica; però, secondo me, è necessario uno sguardo più preciso dell’adulto che sappia cogliere nelle dinamiche relazionali tra i bambini il disagio e li aiuti a comunicare tra loro in modo positivo, affinchè nessuno si senta escluso o rifiutato e nessuno si senta superiore agli altri. Per gli adulti e i giovani si potrebbero proporre dei cineforum a tema.