Esempi viventi di intercultura: Beniamino Sidoti e la letteratura junior

C’erano una volta le fiabe, ma ancora ci sono. Vengono raccontate, lette, scritte, riscritte, girano, viaggiano e continuano a vivere in molteplici vesti. Anche questo fa parte del concetto di intercultura che Caleidos promuove da anni. E che quest’anno l’associazione propone anche nella veste specialissima dell’intercultura traghettata dalla letteratura, perché la diversità fa bene anche da leggere.

Il libro Little girl (Bacchilega Junior) è solo uno dei tanti esempi di intercultura attraverso le fiabe: è la storia di una bambina che si perde nella giungla ed incontra il lupo cattivo, una specie di Cappuccetto Rosso che porta in sé tanta tradizione quanta diversità. A curare il testo del libro è stato Beniamino Sidoti, scrittore ed esperto di letteratura per l’infanzia che abbiamo intervistato sulla cultura dell’intercultura grazie ed attraverso i libri…

Quanti ruoli può avere un libro rispetto alla quotidianità del lettore, grande o piccolo che sia?

Un libro è un compagno speciale a questa età: perché è qualcosa cui si ritorna e perciò entra a far parte del quotidiano. Un libro non viene consumato come un cartone animato, ma viene rivisto e apprezzato, consente ogni volta scoperte ulteriori (se è un buon libro). Un libro ci accompagna, e ci tiene in una zona sospesa, dove scopriamo cose del mondo e di noi. Così un libro è un amico e una guida, una finestra e una porta, un nutrimento e un abito.

Riguardo Little girl, perché si può dire che è ma non è “Cappuccetto rosso”?

Little girl è una fiaba afroamericana, con provenienze centroafricane: è un testo che aveva affascinato e colpito Clementina Mingozzi per le sue risonanze con la nostra Cappuccetto Rosso, con un’ambientazione differente. Come spesso capita nelle fiabe, cambiando poco cambia tutto: Little Girl non è Cappuccetto Rosso e non ha una nonna da andare a trovare, e il lupo è un lupo diverso; rimane la corsa nel bosco, resta la disubbidienza a un ordine, ma Little Girl si salva da sola, cantando e facendo addormentare il lupo. Per chi la legge oggi questa semplice vicinanza apre delle possibilità diverse, e prolunga la vita di entrambe le storie. Nella scrittura del testo ho voluto conservare questa eco sia di un testo di una cultura altra che la fascinazione della musica, della voce di Little Girl che arriva a sconfiggere il lupo: la tessitura delle parole è così ritmica, scandita, quasi da cantastorie – proprio per lasciare la traccia di una tradizione orale.

Quali altre storie o libri aiutano a creare un mondo migliore e più unito? (consigli di lettura)

Anzitutto, quante altre storie? Tante altre storie: ogni storia può essere buona se dialoga con altre storie, se propone una lettura che si intreccia con altre. E poi: storie buone, ricche di profondità, di complessità – facili da capire ma che restino. Non storie con la morale, storie che insegnano: ma storie che permettano di imparare e di scoprire. Storie belle. Le storie tradizionali parlano spesso di difetti e qualità che si sono un po’ perse: non il valore astratto dell’amicizia (che si trova sempre adesso in ogni storia o film) ma la collaborazione, la diffidenza, la fiducia, la ricerca, la fatica. Cose concrete, che si trovano meglio nella verità delle fiabe che nella finzione del romanzo.

Tu ti occupi da tempo di un progetto “social” per contrastare l’odio che proprio sui social dilaga facilmente e velocemente (“Strategie per contrastare l’odio”). Da cosa nasce questo progetto e che scopo ha?

“Strategie per contrastare l’odio” è una pagina Facebook nata sul mio bisogno di fare qualcosa per arginare le comunicazioni d’odio, per proporre o ricordare un modo diverso di stare insieme, che rinuncia all’odio. Ogni giorno propongo una strategia, cioè un sistema concreto per evitare l’odio, per difendersi dall’odio, per restare centrati nelle cose che ci piacciono, per continuare a incontrare l’altro. Sono storie, barzellette, recensioni, riflessioni, esercizi: cose che possono servire per continuare a guardare oltre, e a tirare su la testa per mantenere uno sguardo lontano e limpido.