Contro tutti i muri del mondo

muri nel mondo

Chiunque conosce la storia del muro di Berlino, o perché l’ha vissuta o perché l’ha trovata nei libri di storia: costruito per dividere Berlino est da Berlino ovest, per volere dei due blocchi contrapposti Unione Sovietica-Stati Uniti, due maxi-potenze in guerra (pur Fredda) fra loro. Differenze, povertà e violenza, famiglie spaccate e divise dai mattoni uno sull’altro ma anche la gioia e la festa della notte in cui il muro è crollato sotto i colpi dei berlinesi dell’est e dell’ovest, impegnati insieme a distruggere un muro e costruire il futuro migliore che oggi vivono.

Quello di Berlino non è purtroppo l’unico muro della storia dell’umanità: le barriere erette allo scopo di dividere terre e popoli sono ben più di quante ci si possa immaginare, ben più di quante se ne dovrebbero sopportare (qui si salva solamente la Grande Muraglia Cinese, per il valore ormai solo storico). Oltre quattordicimiladuecento chilometri, più quelli ancora in costruzione e l’ultimo annunciato, europeo, che l’Ungheria vuole costruire per “controllare” il flusso dei migranti dalla Serbia.

Ricordando l’esperienza berlinese i muri andrebbero distrutti, non eretti. Un concetto elementare ma forse impensabile per i grandi poteri del mondo. Eppure una delle giovani vincitrici del progetto di Caleidos “Racconti di Viaggio” ha espresso un grande concetto partendo da un foglio bianco: un muro che si sgretola e le diverse culture che si incontrano. Segno (per fortuna) che le nuove generazioni sono sensibili all’incontro come ricchezza anzi che motivo di paura; segno che dai giusti stimoli, come quelli che Caleidos lancia sul tema dell’intercultura, può nascere un futuro che sia più per tutti e non solo per qualcuno a seconda di dove si nasce.

Attraverso la propria lente e con il progetto “Racconti di Viaggio”, Caleidos cerca sempre di dare le risposte ai bisogni delle comunità con cui lavora, che sono anche risposte del tempo che viviamo e di tutto il mondo. Perché tutto il mondo dovrebbe essere paese, non spazi divisi da muri.

E invece tutti gli altri muri sono: i circa 20 chilometri che proteggono le enclave spagnole (ma su terreno africano) di Ceuta e Melilla dall’immigrazione dall’Africa; i 30 chilometri fra Bulgaria e Turchia contro i flussi migratori; il muro che divide le due Coree, in essere dalla Guerra Fredda; il muro in costruzione con cui l’Iran intende proteggersi da droghe e clandestini; la rete spinata fra Egitto e Israele e i muri interni a Il Cairo; le mura con cui il Marocco si difende dal fronte Polisario, in totale 2735 chilometri; i 1800 chilometri eretti fra Yemen ed Arabia Saudita affinchè la seconda possa proteggersi dal terrorismo che ritengono provenire dal povero Yemen; il West Bank fra Israele e Palestina per l’85% eretto in territorio palestinese che divide le comunità oltre che le religioni (e ancora in costruzione); la rete spinata ed elettrificata voluta dal Botswuana ufficialmente “per proteggere il bestiame” dal vicino Zimbabwe; la frontiera-muro fra Stati Uniti e Messico a Tijuana contro droga ed immigrazione, sotto la quale perdono la vita tanti bambini ingaggiati dai narcotrafficanti per passare il confine attraverso piccoli buchi; i 190 chilometri costruiti dal Kuwait per difendersi da una eventuale nuova invasione da parte dell’Iran dopo la Guerra del Golfo; i muri fra India e Bangladesh (contro l’immigrazione), India e Pakistan (per suddividersi il controllo del Kashmir) e Pakistan e Afghanistan (per i contenziosi coloniali); il Muro della Pace (addirittura) contro le violenze fra cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord.

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