Basta un poco di zucchero

Contro i mali dell’ufficio come insoddisfazione, indisponibilità a fare qualcosa di buono in più del minimo indispensabile e mancanza di creatività non serve una medicina ma “solo” un po’ di felicità in più. Per parafrasare un film che è anche una grande metafora della vita, “basta un poco di zucchero” (Mary Poppins, che se credete sia un film per bambini, riguardatelo: tata Mary “salva” prima il padre, triste stacanovista del lavoro e dell’economia della produttività e del risparmio, e solo in seconda battuta “salva” i figli).

Assomiglia un po’ a tata Mary la figura (professionale) del manager della felicità ideata da Chade Meng, ex ingegnere informatico di Google convertitosi a figura che promuove corsi di formazione per i dipendenti finalizzati all’acquisizione di consapevolezza di sé e sviluppo delle capacità positive, al fine di accrescere la soddisfazione personale, l’armonia dell’ufficio e di conseguenza la produttività (anche dell’azienda).

Anche in Italia, recentemente, stanno nascendo figure professionali simili a quella nata nella Silicon Valley americana, nota nel mondo non solo per le nuovissime tecnologie che sforna ma anche per l’alto grado di soddisfazione lavorativa dei dipendenti, che in pratica lavorano (e vivono) felici.

Benessere psicologico e mondo del lavoro sono imprescindibilmente legati: ogni dipendente è, prima di tutto, una persona, in un’equazione di continuum contraria alla parcellizzazione dell’individuo, che deve necessariamente prendere in causa ogni aspetto del benessere psicologico personale per garantire un alto grado di benessere della vita di ogni individuo, nella vita personale e negli stili di vita come sul lavoro.

È ormai noto che “stare bene” non significa “non stare male”, che il bicchiere può essere “mezzo vuoto” (cioè si sta svuotando) o “mezzo pieno” (cioè si sta riempiendo, si sta arricchendo di contenuto). Ed è ormai noto che le grandi aziende che se lo possono permettere investono sempre più frequentemente in servizi utili e positivi per i propri dipendenti, come gli asili interni o servizi di refezione con menù pensati per il benessere. Per queste aziende, puntare alla felicità della persona equivale ad apportare maggiore energia positiva al lavoratore e, di conseguenza, al benessere dell’azienda stessa.

In questo scenario il manager della felicità è la nuova figura lavorativa che punta proprio, nell’ordine, al benessere della persona, del lavoratore, dell’azienda. Se lavorare in maniera positiva all’interno delle aziende si può, allora si deve!