Esempi viventi di intercultura: Francesca, Federica e i cento dei

Esempi viventi di intercultura: Francesca, Federica e i cento dei

Uno, nessuno, cento dei. Tu chi sei? è il titolo del libro che Francesca Guccini e Federica Verrillo, insegnanti e ricercatrici una castellana l’altra imolese, hanno pubblicato per Edizioni Epokè. Come suggerisce il titolo, si tratta di un libro che tratta di fede, anzi, di fedi: letteralmente un viaggio attraverso le maggiori religioni più diffuse. Dunque, indirettamente, anche un viaggio attraverso l’intercultura… Motivo per cui abbiamo deciso di includere Francesca e Federica nella nuovissima collezione di interviste dedicate a persone e personaggi che si occupano a vario titolo di cultura e culture.

Ragazze, che cos’è per voi l’intercultura?

Intercultura è apertura, è conoscenza. Educare all’intercultura è uno dei nostri primi obiettivi, in quanto la diversità ci fa crescere e il momento storico in cui viviamo ci propone una varietà sempre più ricca di sfaccettature sociali. Per noi insegnanti, a scuola, è ascoltare un bambino che recita il Corano davanti ai compagni, spiegare le motivazioni di una dieta differenziata, partecipare a prese di posizione legate a capi di  abbigliamento della tradizione, raccontare e fare raccontare le esperienze di ciascuno per creare un giro di vite che rafforzi le relazioni. Per noi come ricercatrici, invece, è stato ascoltare tutti gli aneddoti dei capi spirituali e non che ci hanno accolte, assaggiare i cibi tipici e religiosi offertici, partecipare a funzioni nei templi e nei luoghi di culto indossando anche copricapi per rispettare i costumi richiesti… Per scrivere questo libro abbiamo fatto il giro del mondo senza spostarci dall’Emilia Romagna. Questa è intercultura.

In che modo la conoscenza favorisce l’intercultura?

La conoscenza favorisce l’intercultura quando la proposta educativa è varia. E’ davvero difficile trovare un bambino che non abbia salde strutture mentali o ideologie dettate dai famigliari o dal web; queste non gli permettono di essere completamente libero da vincoli nelle opinioni e nelle scelte. E’ dunque fondamentale educare senza dare giudizi, ciò deve essere la base dello stare insieme, potendo raccontare le proprie scelte e confrontandosi sulle diverse identità culturali. La conoscenza e l’educazione possono contrastare i pregiudizi e i preconcetti che spesso allontanano dall’altro, riteniamo che nel 2018, sia un crimine andare contro La Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo che, ad esempio, al principio 7 esprime “Egli (il bambino) ha diritto a godere di un’educazione che contribuisca alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale e sociale , e di divenire un membro utile alla società”. E al principio 10 “il fanciullo deve essere protetto contro le pratiche che possono portare alla discriminazione razziale, alla discriminazione religiosa e ad ogni altra forma di discriminazione. Deve essere educato in uno spirito di comprensione, di tolleranza, di amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza universale, e nella consapevolezza che deve consacrare le sue energie e la sua intelligenza al servizio dei propri simili”.

Con quale obiettivo avete scritto questo libro?

L’idea di scrivere un libro per bambini che trattasse questo tema in maniera semplice è nata dalla necessità di Francesca di spiegare a sua figlia Vera le religioni… Diventando poi un best seller – scherzano-. Sappiamo quanto il tema possa spaventare e per questo abbiamo ritenuto importante renderlo fruibile sia dai piccoli lettori che da adulti curiosi che li possono aiutare durante la lettura. Questo libro può essere un inizio, per una potenziale accettazione dell’altro, per una riflessione più generale sulla società che è cambiata e che tutt’ora sta cambiando, per aprire ponti tra le culture e per far capire fin dalla tenera età che la diversità dà la possibilità di guardare il mondo con altri occhi e ci amplia le prospettive, arricchendoci.

 

Caleidos ha il piacere di invitarvi alla presentazione di “Uno nessuno cento dei. Tu chi sei?”  e al laboratorio multiculturale per bambini il prossimo 19 FEBBRAIO  alle ore 17 a Castel S. Pietro Terme presso la LUDOTECA SPASSATEMPO in via Caduti di Cefalonia 256

Uno, nessuno, cento dei. Tu chi sei?

Uno, nessuno, cento dei. Tu chi sei?

Niente paura: non è una domanda personale. Si tratta, infatti, del titolo del libro che inaugura il nuovo spazio che Caleidos ha deciso di destinare all’intercultura traghettata dalla letteratura, a libri, cioè, che possono aiutare a comprendere o spiegare i concetti di diversità, uguaglianza di diritti, culture anziché solo cultura, in una parola quella intercultura che Caleidos da anni promuove attraverso azioni concrete ed appuntamenti pubblici (come il Festival delle Diversità di Castel San Pietro Terme).

A febbraio diamo spazio alla fede e alle fedi grazie al libro di Francesca Guccini e Federica Verrillo, insegnanti e ricercatrici una castellana l’altra imolese, che insieme hanno scritto Uno nessuno cento dei. Tu chi sei?, edizioni Epokè ed illustrato da Giulia Guerra.

Si tratta, letteralmente, di un viaggio attraverso le religioni: dal buddhismo al cristianesimo nelle sue tre confessioni più diffuse (ovvero cattolicesimo, cristianesimo ortodosso e protestantesimo) ad ebraismo, induismo, islam, sikhismo, testimoni di Geova; uno spazio è poi dedicato anche ai non credenti. Tra filastrocche e laboratori, lo scopo del libro è quello di insegnare divertendo le principali caratteristiche delle religioni più diffuse e di educare al rispetto della fede altrui. Il libro infatti è pensato per bambini, genitori, insegnanti.

Caleidos ha il piacere di invitarvi alla presentazione di “Uno nessuno cento dei. Tu chi sei?”  e al  laboratorio multiculturale per bambini il prossimo 19 FEBBRAIO, alle ore 17, a Castel S. Pietro Terme presso la LUDOTECA SPASSATEMPO in via Caduti di Cefalonia 256.

Esempi viventi di intercultura: Ali, culture ed arti

Esempi viventi di intercultura: Ali, culture ed arti

Inauguriamo una nuovissima collezione di interviste dedicate a persone e personaggi che si occupano a vario titolo di cultura e culture con Ali M. Hosseini, artista iraniano con sfumature e contaminazioni giapponesi, francesi, spagnole, polacche ed italiane.

Nonostante la formazione scientifica legata alle energie rinnovabili, Ali ha scelto di diventare artista sperimentale, studiando il proprio percorso personale attraverso lo studio dell’arte e di se stesso, della calligrafia e della musica, dedicandosi alla chitarra e al setar, tipico strumento musicale iraniano.

Mischiando differenti culture, artistiche e umane, Ali è così diventato un vero e proprio artista, in grado di rispondere alle proprie esigenze così come a quelle di chi gli commissiona un lavoro, capace di trasmettere la passione e le intuizioni artistiche attraverso percorsi dedicati a tutte le persone di tutte le età.

Ali, cos’è per te l’arte?

L’arte è un percorso, sono tanti percorsi. E fare arte, per me, non significa solo mettersi in mostra con le proprie creazioni, non è solo una capacità che qualcuno ha ma è una possibilità di tutti gli esseri umani, un viaggio che tutti possono intraprendere. Per questo non credo che l’artista debba solo mettersi in mostra ma soprattutto rendere il pubblico partecipe dell’arte, renderlo artista.

A quale arte o quali arti ti dedichi?

L’arte è il mio campo di studio al quale mi dedico a tutto tondo. Per trasmettere l’arte, però, quella astratta, che è emozione e sentimento, è più comprensibile come esperienza che come contemplazione. Nessuno te la può insegnare, ma solo aiutarti a tirarla fuori. Ogni volta che mi mescolo con qualcuno in uno dei percorsi di introduzione all’arte e alla creatività che tengo presso scuole o associazioni, io sono il primo a captare e imparare qualcosa dalle persone con cui entro in contatto: ogni persona ha una propria cultura, un modo di pensare, una personalità e delle preferenze, dei sentimenti… Tutto fa parte dell’arte e può entrare a fare parte della mia.

Quale consideri il tuo obiettivo artistico?

In una parola, la semplificazione. Le persone tendono ad avere un approccio complicato nei confronti delle cose cose nuove per loro o che ritengono difficili, inusuali, come ad esempio l’arte. Per questo da tre anni investo tutto me stesso in laboratori e workshop con grandi e piccoli, per trasmettere la semplicità e la libertà dell’arte e del suo praticarla.

Per seguire il lavoro di Ali e le possibilità di workshop con l’artista, basta seguirlo sui social:

Facebook: Libraartitaly
Instagram: Libra.arte
Leggere l’intercultura

Leggere l’intercultura

Cultura è tutto ciò che caratterizza l’attività umana: arte, musica, letteratura, e così via. Lo stesso vale per l’intercultura, che è anche da anni una delle mission di Caleidos che l’associazione trasmette con numerose iniziative ed un festival, il Festival delle Diversità, diventato un appuntamento fisso a Castel San Pietro Terme (BO).

Una nuova azione che Caleidos sta ideando per promuovere e raccontare l’intercultura a partire dai primi mesi del prossimo anno è attraverso i libri. Ci sono storie che non sono semplici storie ma, piuttosto, sono delle interstorie: storie che raccontano la cultura e le culture. Storie che Caleidos ha il piacere di raccontarle attraverso le voci delle penne che le hanno scritte o riscritte. Storie da scoprire insieme, per arricchire la cultura e le culture.

Restate aggiornati per scoprire i dettagli e gli appuntamenti che Caleidos sta preparando per continuare insieme il nostro percorso per favorire l’intercultura!

Aggiungi un piatto a tavola

Aggiungi un piatto a tavola

Ci sono tanti modi per viaggiare: con la fantasia, con un mezzo di trasporto, accostandosi a culture diverse dalle nostre incrociando nel nostro cammino persone diverse.  Per portarsi a casa “un pezzo di cultura altra” non sempre servono tanti km, perché si può arrivare fino dall’altra parte del mondo e rimanere impermeabili alla ricchezza culturale del paese ospitante, ma è anche vero che ci si può  non  muovere da casa e farsi permeare da diversità dal sapore lontano. 

I sapori lontani sono  i protagonisti di questa nostra nuova avventura: “Aggiungi un piatto a tavola”.

Le persone si sono sempre raccolte attorno ad un fuoco per raccontarsi e tramandarsi le proprie storie e il focolare, così come il mangiare hanno da sempre facilitato lo stare insieme. 

Attraverso un’atmosfera informale e avvolgente fatta di chiacchiericci, di storie, del rumore delle stoviglie utilizzate nella preparazione, di aromi e di colori  vogliamo farvi viaggiare con tutti i sensi.

Duranti gli incontri si cucineranno piatti provenienti da diverse parti del mondo per poi degustarli insieme.

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Festival delle Diversità, il programma del 20 luglio fra balli e apericena multietnico

Festival delle Diversità, il programma del 20 luglio fra balli e apericena multietnico

Balla come mangi! L’ottava edizione del Festival delle Diversità, che l’associazione castellana per la promozione del benessere psico-sociale Caleidos propone dal 2011, ques’anno vi farà letteralmente ballare. La data da salvare in agenda è il prossimo 20 luglio, dalle 18.30, presso il centro sociale Bertella di Castel San Pietro Terme.

Come da tradizione, ogni festival ha cercato di promuovere l’intercultura, le culture e le differenze come ricchezza in maniere di anno in anno diverse: spettacoli di ballo, di teatro sociale, giochi multietnici, musica, laboratori. Quest’anno, invece, festeggeremo la diversità, anzi le diversità, ballando e mangiando secondo le tradizioni di altri popoli. In scena al centro sociale Bertella, infatti, non ci saranno solo le esibizioni dei gruppi di ballo Danza Africana Imola e Demetra Oriental Dance Group Imola, ma anche dei veri e propri stage aperti a tutti coloro che vorranno sperimentare passi di ballo tipici dell’Africa e dell’Oriente.

Per rifoccillarsi dopo le sessioni di ballo ci sarà un grande aperitivo multietnico a cura di Caleidos e del laboratorio di gastronomia Bio Green Food di Imola. Un’occasione imperdibile per provare gusti, sapori e odori diversi! Il prezzo per l’aperitivo multietnico è di 10 euro per i soci Caleidos, 15 per i non soci, 5 per i bambini.

Per scoprire meglio chi sei, lasciati coinvolgere nei piedi e nelle papille gustative dal Festival delle Diversità di Caleidos! Il ricavato del festival andrà interamente alle associazioni Caleidos e Kasomay.

“Colui che differisce da me, lungi dal danneggiarmi, mi arricchisce… La nostra unità è costituita da qualcosa di superiore a noi stessi: l’uomo”, scriveva Antoine de Saint-Exupéry.

Diversità è… Musica e corpo

Diversità è… Musica e corpo

In tutto il mondo culture, etnie e tribù distinte si differenziano anche per i balli che eseguono, ma al tempo stesso nel ballo si riconoscono: cambiano i ritmi, i passi, i tecnicismi, le motivazioni, le ricorrenze ma non esiste cultura umana che non elabori il ritmo e la musica ballando. Possono essere balli di festa o funebri, legati alla religione o alla natura, ma l’essere umano sempre balla.

Alseny Bangoura è maestro di danze africane dell’ovest, dalla Guinea Conakry, in Italia da 6 anni ma ballerino da tutta una vita. “In Africa si impara a ballare insieme a camminare – racconta così il proprio rapporto con il ritmo e il movimento –. Alla scuola elementare oltre a studiare sui libri, i bambini studiano il corpo, il movimento, la manualità direttamente con l’esperienza pratica”.

In Italia, più in generale nel mondo occidentale, Alseny si sente un ambasciatore della cultura africana. “Porto il nostro modo di vedere il ballo che è un fatto primordiale, che unisce il divertimento a tutti gli altri aspetti della vita dell’uomo e delle stagioni della natura. In Africa l’estate ha il suo ritmo, il raccolto ha la sua musica, tutti i momenti della vita sono scanditi da balli di gruppo, singoli o di coppia. Nella mia cultura il ballo è condivisione della vita, è espressione”. Per questo, analizzandole da un punto di vista antropologico, i passi delle danze africane rimandano al volo degli uccelli, al cammino elegante del leone, all’equilibrio della natura.

A Imola, presso il gruppo Danza Africana Imola dell’associazione Yan Kadì di Trento, Alseny tiene corsi di danza tradizionale africana. Energia, corpo, ritmo, ricerca di se stessi, fatica, emozione sono solo alcuni degli ingredienti che traspaiono osservando le sue allieve, una quarantina complessivamente fra studentesse, lavoratrici, mamme, pensionate, donne di tutte le estrazioni sociali che si mettono a piedi nudi e si lasciano travolgere da una diversità che dona ricchezza personale. C’è chi lo fa per sentirsi bene fisicamente, chi per scaricarsi a fine giornata, chi per essere felice. Il ballo, ricongiungendo l’essere umano al suo stato primordiale (le danze africane di Alseny non prevedono costumi, trucchi o attrezzi), ha un grande potere, che va sperimentato.

Imperdibile occasione per sperimentare in prima persona sulla propria pelle e sui propri piedi le danze africane è il Festival delle Diversità 2018 di Caleidos, il prossimo 20 luglio. Fra le proposte per assaggiare i benefici di una multicultura che accoglie anziché dividere si potranno provare anche le danze africane di Alseny, maestro conosciuto ed apprezzato un po’ in tutto il mondo.

Diversità è… Un cammino insieme

Diversità è… Un cammino insieme

Diversità è un cammino. Per questo fra i partner dell’ottava edizione del Festival delle Diversità di Caleidos, il festival che festeggia le differenze e le ricchezze culturali, siamo lieti di avere il Gruppo Buonumore Walking dell’associazione culturale castellana La Bottega del Buonumore ed associato alla Polisportiva Gito di Castel Guelfo. Si tratta di un gruppo a libera partecipazione che sostiene e diffonde la camminata come atto benefico per il singolo e per il gruppo. “Camminare unisce le persone – spiega Patrizia Grandi, leader del gruppo –. Camminare è importante per l’essere umano in quanto movimento, quindi per il benessere del corpo. Ma camminare è anche importante per fare Gruppo con la G maiuscola, un concetto diverso dal fare gruppo numericamente parlando. Trovarsi, stare insieme, condividere un momento, un’azione, è benefico per lo spirito. I membri del Gruppo Buonumore Walking si ritrovano per stare bene insieme, non solo per stare bene camminando. Fanno parte del gruppo persone diverse per età, professione, provenienza… Ma all’interno del gruppo le differenze si annullano, non sono più tali ma aggiungono valore alla ricchezza del gruppo stesso”.

E’ il caso di dirlo: camminando insieme, passo dopo passo, le differenze delle differenti culture diventano ricchezza. E’ questo lo scopo del percorso di Caleidos nell’intercultura che ogni anno propone la tappa del Festival delle Diversità. Appuntamento ormai consolidato che quest’anno festeggerà l’intercultura e le culture a suon di balli, cibi e la più antica delle attività umane comune a tutti i popoli: lo stare insieme!

Diversità è… Ritmo e movimento

Diversità è… Ritmo e movimento

L’arte è una delle linee di congiunzione fra popoli e culture diverse: per quanto le arti siano diverse da una all’altra parte del mondo, il fatto di produrre arti è quel che differenzia gli esseri umani dagli esseri animali. Fra le arti umane, il ballo gioca un ruolo chiave non solo per i popoli diversi ma anche e in primis per ogni singolo individuo. “La danza è innanzitutto equilibrio, e se non si è in equilibrio con se stessi non lo si potrà mai essere con l’altro o con gli altri – spiega Cinzia Ravaglia, ballerina da oltre metà della propria vita che insieme al gruppo di ballo Demetra Oriental Dance Group sarà ospite del prossimo Festival delle Diversità di Caleidos in programma il 20 luglio con laboratori ed esibizioni di ballo dal vivo –. Chi non è in equilibrio, chi non è disponibile al cambiamento, non può ballare. La danza è una possibilità per conoscere l’altro, il diverso da noi, e per cogliere un’opportunità della vita di cambiare, migliorare, trasformarsi. È uno strumento che arricchisce le possibilità”.

Al Festival delle Diversità di Caleidos le ballerine Carolina Dall’Aglio e Samantha Urso proporranno due mini-stage di ballo: da un lato l’elegante ed armonioso stile arabo-andaluso, dall’altro l’energico e vita stile bollywood. Tutti i partecipanti potranno cimentarsi in entrambe le proposte e trovare così lo stile più idoneo alle proprie capacità ed emotività.

“Sarà una piccola grande occasione da non perdere per trovarsi faccia a faccia con qualcosa di diverso, non programmato nè preventivato – invita Cinzia –. Ci si potrà scoprire o riscoprire in una diversità positiva, lontana dai muri che qualcuno vuole costruire per allontanare l’altro! Sarà un’occasione per sperimentare la diversità, divertendosi e, magari, appassionandosi a qualcosa di nuovo e diverso, appunto”.

FESTIVAL DELLE DIVERSITA’

20 LUGLIO 2018 DALLE 18.30

CENTRO SOCIALE BERTELLA (CASTEL SAN PIETRO TERME)

BALLA COME MANGI!

ASSAGGI DI SAPORI E DANZE DAL MONDO

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