Siamo tutti viaggiatori

Siamo tutti viaggiatori

“..ti ho preso in giro. Non sono un barattolo, sono un essere umano, come te. Tutto il resto della storia, però, è vera..”

Fra le motivazioni per cui nasce il Festival delle Diversità, quest’anno giunto alla sua seconda edizione, c’è la consapevolezza che siamo tutti viaggiatori e che quindi, reciprocamente, dobbiamo tutti accettarci. Non perché siamo uguali, le nostre differenze sono ciò che rende il mondo ricco, ma perché abbiamo tutti gli stessi diritti. La stessa égalité della rivoluzione francese significa uguaglianza ma nella più vasta accezione di parità.

A parte il successo del Festival, anche quest’anno premiato dalla presenza di istituzioni e pubblico, quel che rimane del nostro lavoro è così importante, a parer nostro, che ancora una volta vogliamo sottolinearlo. Ecco dunque, per chi c’era e per chi non c’era, che cosa abbiamo messo in scena nella meravigliosa e fresca cornice del Girdino degli Angeli, grazie alla collaborazione con la cooperativa Camelot che gestisce il centro di accoglienza La Pascola di Imola e alle officine teatrali Eclissidilana.

“Bhramanakarira (viaggiatori)”

Viaggiatori cui vengono smarriti i bagagli, viaggiatori che non trovano quello che cercano, viaggiatori che non riescono a concludere il proprio viaggio. Viaggiatori ma anche, e soprattutto, esseri umani, non merci, anche se talvolta si possono trovare più similitudini fra loro e un barattolo di latte di cocco piuttosto che fra loro e il significato che noi comunemente diamo alla parola viaggiatori.

Il viaggio che propongono i nostri viaggiatori (in bengalese, bhramanakarira) porta lo spettatore dove probabilmente non voleva andare, ma dove è comunque importante transitare per carpire un po’ di verità non filtrata. Sono le storie vere dei viaggiatori stessi il punto di partenza e di arrivo dello spettacolo, che enfatizza situazioni realmente accadute e condisce di ironia avvenimenti reali quanto incredibili ma sempre esistiti, ed esistenti.

Pur rimanendo uno spettacolo, che dalla quotidianità va in scena e poi torna quotidianità, Bhamanakarira (viaggiatori) è a sua volta un viaggio, fatto di parole e musica, risate e silenzio; un viaggio che parte da fuori e arriva dentro.

 

Non per dovere ma per piacere, ecco tutti i grazie della seconda edizione del Festival delle Diversità:

– grazie a HoussainAkter, Islam MD Faruk, SarderFarid, BepariNashir, Shake Parbes, Abu Yousuf, Khan Sekander, Khan Mahabur, Taluk Dar MD Olid,Miah MD Shahin, HossainMounir che hanno messo a disposizione le loro storie e grazie alla cooperativa Camelot per il contatto e la mediazione culturale

– grazie a Dario Criserà di Eclissidilana e tutti i suoi di ragazzi per la messa in scena degli scritti sul palco

– grazie al Giardino degli Angeli che ci ha ospitati

– grazie alla cooperativa Solco e alla ludoteca Spassatempo per i giochi dal mondo con cui hanno fatto divertire i più piccoli e grazie alla Bottega Ex Aequo per la merenda

– grazie al Comune di Castello e all’associazione turistica Pro Loco per il sostegno

– grazie all’associazione Camminando Insieme e al Blanco Caffè per l’apericena multietnico

– grazie a chi ci ha creduto, a chi ha aiutato e a chi è venuto; ma soprattutto grazie a Ilaria Astolfi per quello che semina nel vento

Portatori sani di differenze che arricchiscono

Portatori sani di differenze che arricchiscono

intercultura
 Imparare non è un lavoro solo da bambini, ma a loro viene proprio bene. Da loro, infatti, sono nate alcune nuove riflessioni che hanno ulteriormente arricchito gli incontri del laboratorio Racconti di Viaggio che anche quest’anno Caleidos ha proposto alle classi prime delle medie Pizzigotti di Castel San Pietro Terme.

Sono stati proprio i ragazzi, interrogati in modalità brain storming sul significato della parola intercultura, ad aver risposto nella quasi totalità dei casi pace; è infatti la non-conoscenza delle altre culture il principale mezzo che veicola l’esistenza di guerre nel mondo, guerre che possono essere anche intese, nel piccolo, come sopraffazione dell’uno sull’altro, come rifiuto, come eccessiva criticità.

I ragazzi sono poi stati coinvolti in un esercizio, partendo da una domanda che potete porvi anche voi stessi che leggete in questo momento: devono essere gli altri ad essere disponibili ad adattarsi, o posso partecipare in maniera attiva anche io? La risposta più comune è che sì, deve essere l’altro a cambiare. Ma questo pensiero comune nasconde una semplicità che sfocia nel negativo, uno stereotipo troppo facile in cui cadere ma anche capire che si è in errore. Basta infatti immedesimarsi nell’altro, come nell’Amir protagonista della storia proposta ai ragazzi, per capire che l’impegno affinchè le relazioni sociali funzionino deve venire da entrambi i lati, da un lato chi arriva, dall’altro chi già c’è. A riprova di questa semplice teoria basta pensare ad un qualunque viaggio o cambiamento che si è fatto nella vita… Come lo stesso passaggio dalle elementari alle medie.

Bisogna ad esempio considerare l’altro come una risorsa e non come un problema; come uno dei ragazzi coinvolti in prima persona, che parla 5 lingue fra cui il berbero (chi conosce qualcuno che sappia parlare il berbero?!).

Per fortuna o purtroppo, l’intercultura è qualcosa che è più facile imparare da piccoli; dunque crescendo si peggiora, hanno notato i ragazzi. Colpa degli schemi che finiscono per riempirci in maniera rigida. Saperlo, comunque, può bastare per riconoscere che tutto, tutto, dipende da noi, e che proprio noi dobbiamo essere i primi portatori sani di diversità, accettare le diversità altrui ed essere tutti più ricchi.

A fine progetto, i ragazzi delle classi prime coinvolte hanno preparato i propri elaborati grafici sul tema “Incontri che cambiano il mondo”. Gli elaborati più meritevoli saranno premiati all’interno della festa della scuola del 5 giugno. Lo stesso giorno ci sarà anche il Festival delle Diversità organizzato e promosso da Caleidos allo scopo di diffondere a tutti, e non solo nelle scuole, l’importante tema dell’intercultura. Presto maggiori informazioni sul ricco programma!

Festival delle diversità

Festival delle diversità


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Anche quest’anno a Castello puoi fare il giro del mondo a chilometro zero, il 5 giugno, grazie al Festival delle diversità, la proposta di Caleidos per festeggiare la diversità come ricchezza e non come un ostacolo.

Il tema centrale del Festival delle diversità, che prende spunto dal progetto Castello a colori che da anni Caleidos porta avanti nelle scuole, è infatti l’intercultura, intesa come punto di incontro e di conoscenza fra diverse culture.
“La diversità è curiosità – spiega in poche semplici ma perfette parole Ilaria Astolfi, referente di Caleidos per Castello a colori -. Bisogna avere curiosità per viaggiare ed incontrare altre culture, ma anche per guardarci intorno ed accettare le culture che hanno viaggiato verso di noi, valorizzandole”.

 

La cornice che il 5 giugno ospiterà il Festival è quella del Giardino degli Angeli di via Remo Tosi. Il programma prevede innanzitutto la premiazione dei disegni dei ragazzi delle classi prime delle medie Pizzigotti che hanno partecipato al concorso “Incontri che cambiano il mondo” (la premiazione avverrà a scuola); nel pomeriggio, dalle ore 17, una serie di giochi dal mondo potranno essere giocati da tutti i bambini dentro al Giardino e a seguire una golosa merenda (animazioni a cura di Ludoteca Spassatempo e Cooperativa Solco). Alla sera, ore 21 e sempre al Giardino, andrà in scena lo spettacolo “Bhramanakarira (Viaggiatori)”, un testo originale ideato da Caleidos in collaborazione con i richiedenti asilo ospiti del centro di accoglienza La Pascola di Imola e la cooperativa Camelot e messo in scena dall’associazione Eclissidilana (per la visione è consigliato il plaid).

Sabato 6, invece, spazio alla cucina multietnica, con l’apericena a cura di Blanco Caffè e associazione Camminando Insieme.
Perché partecipare al Festival delle Diversità? Perché siamo tutti portatori sani di diversità. Non siamo infatti “tutti uguali”; abbiamo tutti gli stessi diritti, sì, ma ognuno di noi così come ogni cultura ha peculiarità e sfumature che sono da preservare per la ricchezza del mondo e della vita.

 

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